Le cronache di Alice

I conigli bianchi di Alice

Alice perché segue il Bianconiglio nella sua tana?

Alice si annoia, vuole fuggire a costo di mangiare polvere. All’ombra di un albero si è tranquilli e sicuri e con un libro anche in buona compagnia. Ma la vita non si vive al sicuro.

Alice si annoia, vuole fuggire, a costo di mangiare polvere. All’ombra di un albero si è tranquilli e sicuri e con un libro anche in buona compagnia. Ma la vita non si vive al sicuro. Alice scende nella tana, a suo rischio e pericolo, scende dentro se stessa, affronta i suoi demoni  e in qualche modo ha bisogno di farlo da sola.

Alice insegue il Bianconiglio. O il Bianconiglio vuole che Alice lo segua?

Siamo fatti anche dalle cose che abbiamo perduto, quelle che vanno a sedimentarsi da qualche parte e formano un sostrato inaccessibile.

Nonostante tutte le volte che ti senti un cantiere aperto c’è un limite invalicabile per tutti gli addetti ai lavori. Lo speleologo più esperto vi soffrirebbe, boccheggiando in apnea.

Alice esclama:

“Allora, chi sono io? Prima ditemi questo, e poi se mi va di essere quella persona, risalirò, se no me ne starò quaggiù finché non sarò qualcun altro”.

Alice cosa, Alice chi?

Per tutti quei giorni che è impossibile dare spazio alle parole, il silenzio sembra l’unico anestetico concesso, a forza di plasmare parole, di adattarle come se fossero plastilina ci si ritrova a darsi al cut off con l’anima.

“Non posso tornare a ieri perché ero una persona diversa allora”

 

 

 

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Le cronache di Alice

I buoni propositi di Alice

Ad Alice la mandano in crisi anche i buoni propositi: prende tutto molto seriamente. Perfino le liste con le cose da (non) fare. Alice lo sa, i buoni propositi spesso saltano: nessuno vuole essere l’eroe delle “occasioncelle perdute”. In certi casi ci vuole la costanza, il senso della rinuncia, il sacrificio o solo un po’ di fortuna. Wonderland è dietro l’angolo con tutto quello che si vuole ottenere o smettere. Alla fine Alice stila la sua lista: quale sarà il primo principio ad essere violato, il perpetuo desiderio si realizzerà?

Alice è una donna dalle molte interiorità ma i desideri sono sempre quelli… in lotta con l’essenzialità. Vorrebbe che anche gli altri personaggi analizzassero i loro bisogni e sparassero lontano dal campo di croquet della regina i finti problemi, le ansie che mettono ansia, le immaginate inquietudini e le richieste morbose.

Del resto ognuno ha il proprio Jabberwocky da combattere. Serve sostanzialità.

Ci sono tutti i nostri punti deboli, le nostre fragilità travestite da ambizioni, le rivoluzioni salvifiche. Lì in poche righe, in minimi punti, perché bastano poche parole per tratteggiare le intenzioni più profonde. Alice ha bisogno comunque di crederci, di ricominciare ogni volta, perfino di tracciare confini che verranno ridefiniti. Sopportando ogni 365 giorni tutto quello che si rimanda pur di serbare il target. Goals or positive vibes?

Le solite affezioni in modificazione continua, gli abituali anacoluti mentali.

 

Abbinamento consigliato:

 

Cover: alice_vs_disney_by_ragingangel

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Le cronache di Alice

Alice e le verità provvisorie

Di alcune persone ci spaventa la loro superficialità di altre la loro profondità. Siamo talmente abituati a svuotarci gli occhi che riempirci di alte maree di sguardi ci sembra impossibile. E allora chiediamo tempo al tempo, il senno ad Astolfo, perché non c’è nulla di più sconvolgente della bellezza, di quella totalizzante. Senza guardare l’orologio, senza distrarci con il telefono ma con la vita che scorre piena. Assaporando anche il silenzio, preludio di altro piacere. E allora possiamo anche aspettare, limitarci, accettare un corso diverso dall’usualità. Nella sconcertante rarità del passarsi le parole come boccate di anidride carbonica. Mia, tua, così. Ma è un dedalo sentimentale, dove ad ogni bivio c’è la svolta o il fallimento. Nella vita, però, non è tutto bianco o nero, esistono le sfumature, scomode quanto inevitabili. La sfumatura porta con sé una miriade di sensazioni ma è come bere acqua e sale. Sono le impercettibili variazioni, oltre l’etichetta, oltre le definizioni verso verità provvisorie. Sono esplosioni nello spazio, non se ne sente il suono aspettando che le conseguenze si manifestino più chiaramente. Alice azzera ogni volta le scadenze in cerca di un segnale, sperando che sia un’attesa salvifica. Serve sempre più tempo, più profondità, mezzo respiro in più, un bacio ancora, un’altra parola. Frammenti tra significante e significato con “l’urgenza di sostituire con le parole quella vertigine che confonde i nostri desideri con le paure”. Forse non cerchiamo neanche più una cura basta una ferita simile. C’è differenza a sorridere solo con la bocca anziché con gli occhi. Forse però è tutto lì, se qualcuno ti fa sorridere anche quando non c’è, col rischio di sembrare anche un po’ cretini.

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Le farfalle dorate di Alice

“We will all laugh at gilded butterflies”.

 (W. Shakespeare – Re Lear)

È sempre quello che era e non sappiamo cos’è a tentare. Le idealizzazioni poi però si sciolgono come neve al sole e non rimane che il freddo e forse una nuova luce. Sbuffi incerti di realtà, lacerti più o meno composti in dissolvenza libera.

Cosa rimane dei condizionali quando non ci sono le condizioni? Cosa rimane del bello svestito del senso?

Il tempo non teme l’ultima parola ed è questa l’arrendevole certezza di ciò che ha sostanza. Il resto impallidisce nella noia di chi cerca scappatoie inesistenti, di chi si impone libertà che lo imprigionano più delle dipendenze, delle autoconservazioni egotistiche ma a detrimento degli altri, di chi non vive per paura.

Che farsene degli atti mancati, delle felicità provvisorie, dei contentini esistenziali. Quando la realtà si scontra con l’impossibilità, il sogno con l’inadeguatezza, la sostanza contro la pocaggine, si finisce “a ridere delle farfalle dorate”.

È che a volte le cose quando smettono di essere come le vorresti, o come dovrebbero, smettono di essere, punto.

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Le cronache di Alice

Alice e le mancanze

 

 Mind the gap

Ad Alice non piace stare in bilico, tra la sospensione e la caduta, forse è meglio ritrovarsi con i palmi graffiati che la vertigine nello stomaco. Le ferite le medichi, prima o poi passano. Ad Alice piacciono i colori più che le sfumature. I colori ti riempiono la vita le sfumature a confronto sono solo fotoni sbiaditi. Le indecisioni vorrebbe lasciarle agli altri. Le sfumature la fanno sentire sbiadita. Le mezze misure, i mezzi toni sono per chi vuole vivere a metà.

Le intermittenze si addicono solo alle lucine di Natale. Ad Alice piace riempirsi gli occhi di colori e la bocca di sapori. La mezza bellezza non esiste. Alice delle assenze non se ne fa nulla, l’annoiano o peggio. Serve la luce, le tinte e le parole e poi il silenzio per ricordare tutto.

Alcuni bisogni sono quasi banali per quanto essenziali ma se qualcuno non riesce ad assolvere a questi figuriamoci a quelli speciali. C’è una sottile differenza tra ostinazione e disperazione. E’ il confine tra orgoglio e dignità, tra realtà e ipostatizzazione, tra illusione e sussistenza.

Ad Alice però risuona nella testa: Mind the gap – Mind the gap – Mind the gap.

E se tutto è comunicazione quanto dice il non detto? Anche una non risposta è una risposta. Siamo fatti anche di mancanze, di tutto quello che non succede.

I baci non dati, le parole non dette, dove vanno a finire, si rarefanno nell’aria?

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Le cronache di Alice

Le zone cieche di Alice

Alice conosce la differenza fra realtà e apparenza. È come se delle volte vedesse tutto attraverso lo specchio, vedesse le persone come sono: la doratura degli idoli che rimane fra le dita e che vorrebbe riappiccicare, perché a volte, anche lei, ha bisogno di credere in qualcosa di più, o che ci sia qualcuno come sempre se l’è immaginato.

Il dramma dell’esistenza però si basa su questo: l’incolmabile divario fra ciò che noi ci aspettiamo e ciò che gli altri fanno. Alice pensa che delle volte basterebbe davvero poco, contare fino a dieci, parlare meno, non lasciare che il flusso comunicativo 2.0 permetta che tutto venga detto in qualsiasi momento senza il filtro di uno sguardo, senza la patina di una carezza, quelle parole che volano leggere e atterrano come macigni.

Ma tutti noi finiamo per avere una zona cieca, a volte è imperscrutabile per noi a volte per gli altri. E a volte sforziamo gli occhi per vedere oltre quelle zone cieche. Le nostre, quelle altrui. Quell’assaggio di buio che interrompe la sequenza, la pellicola sfocata che blocca la sceneggiatura. Il calore dei corpi non basta serve qualcosa in più per far salire la temperatura dell’anima.

Prima, adesso, domani.

Ci sono alcune parole teoricamente innocue, portatrici sane di felicità ma che ci investono con la loro violenza: manchi. Allora rimangono appese lì, come un nodo alla lingua.

Così Alice, ogni tanto, non ha voglia di capire, di ascoltare, di vedere perché poi si ritroverebbe con le mani sporche di doratura.

 

ASSOCIAZIONI LIBERE: Madame Bovary c’est moi

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Le cronache di Alice, Senza categoria

L’epifania di Alice

Non sempre si può ma Alice ci prova a disinnescare le emozioni. Quelle lì a fior di pelle, quelle da contatto, dal flebile sfiorarsi. Quelle sospese e ugualmente impattanti. È la struggente kalokagathìa. Conosce il prima, l’antefatto del ‘sta succedendo qualcosa’, le sensazioni che non fanno sconti, che vogliono essere guardate in faccia e che presentano il conto prima o poi. Le ingoi ma rimbalzano come un singhiozzo. Sono le circostanze sospese nei campi dell’irrazionalità ma è tutto ciò che sfugge al controllo a tenerci vivi. Sono le scoperte che non avresti mai fatto senza quel rischio in più, senza le inevitabili costellazioni di casualità, senza l’incalcolabile e metafisica sensazione in più. Affidandoti a qualche flebile sfumatura, una parola declinata diversamente, il filtro di uno sguardo. Non ci sono battute già scritte, solo parole che scivolano via e non sono più tue. Gap interinali come quelli delle luci dei Navigli che rimangono un istante al buio, nudi e scuri. È lo shock della meraviglia che ti riempie lo stomaco. Tempi in cui stare bene senza far nulla è un atto osceno.

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