Le cronache di Alice

Alice nel non meraviglioso paese delle varianti

“Che roba! Roba dell’altro mondo! Tutto il mondo, oggi, è roba dell’altro mondo! E pensare che fino a ieri le cose avevano un capo e una coda!

In questo gennaio che si perde in quel flusso partito nell’inverno 2020 Alice ha i suoi dubbi: “E se mi avessero scambiata stanotte? Vediamo un po’: stamattina, quando mi sono svegliata, ero proprio la stessa? Mi sembra di ricordare che un po’ diversa mi sentivo, sotto sotto. Ma se non sono la stessa, allora domando e dico: Chi sarò mai allora? Ah, questa sì che è una domanda da centoventidue milioni!”.

Alice cambia ogni giorno e ogni tot giorni teme i cambiamenti del suo corpo. Ad esempio ogni tre starnuti pensa di aver perso gli Hunger Games Pandemici (come dice @Dueditanelcuore), uscire indenni da questa pandemia senza aver preso la Covid (o averne quanto meno la certezza).

Qui non è Wonderland, siamo chiamati ad adattarci in continuazione a colpi di decreti e varianti dalle intriganti nomenclature greche.

C’era già arrivato Eraclito molti secoli prima con il suo Panta rei, abitiamo il cambiamento. Sappiamo anche grazie a Darwin che il cambiamento è evoluzione e quindi miglioramento ma ecco… per gradi e qui è tutto troppo veloce e repentino.

Un post condiviso da Marta zubieta Illustration (@onirical_zubieta)
//www.instagram.com/embed.js

Il tampone sta agli ansiosi come il fumo al Brucaliffo.

Alice certi giorni pensa di essere in ritardo come le griderebbe il Bianconiglio, certi altri pensa che il Cappellaio Matto fa bene a fregarsene del tempo.

Alice è un po’ confusa perché ha bisogno di un sistema da cui evadere e non che tutto sia caos.

“Come mi confondono tutti questi cambiamenti! Non so mai di preciso cosa potrei diventare da un momento all’altro.”

Che poi c’è un lasso di tempo variabile tra un cambiamento e l’altro (sia personale che governativo) che spesso è un limbo limoso.

Alice dovrebbe evitare le crisi personali in tempo di pandemia che è già un casino districarsi tra le regole e le zone colorate.

Solo le temperature più miti e i vaccini ci permettono di vivere decentemente questa fase 4 di sorrentiniana memoria ma la ripartenza tentenna, tra precauzioni, quarantene e blackout emotivi.

Il lockdown è però uno stato mentale.

La fase 5 (?) tarda ad arrivare, forse nel 2023 (?).

“Se l’inverno è qui, può la primavera essere lontana?” declamava Percy Shelley.

Ps: per i più prosaici invece c’è sempre Marina Rei.

Cover – Photo by Alena Shekhovtcova

Standard
Senza categoria

Come vivremo domani?

Come vivremo domani. Aperta e profetica è la domanda che il curatore, l’architetto libanese Hashim Sarkis, ha scelto prima della pandemia per la 17ma Biennale d’Architettura.
“Come”, sottolinea la necessità di approcci pratici e soluzioni concrete, il “live” sottolinea l’importanza di vivere e non solo transitare su questa Terra mentre la scelta del plurale rappresenta l’importanza della collettività.
Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso – scriveva il poeta inglese John Donne – Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra”.
La campana è suonata e l’uomo deve rispondere.

Il punto di forza di questa Biennale è stata la commistione delle arti e dei mestieri: architetti e ricercatori, scienziati e artisti insieme per rispondere alle fragilità del 21° secolo.
Le minacce pandemiche, il cambiamento climatico e il crescente divario tra lavoro e capitale, ci costringono infatti a ripensare tempo e spazio.
Ma perché proprio l’architettura dovrebbe farsi carico delle sfide di oggi?

L’architetto si divide tra teoria e pratica, coordina destreggiandosi tra competenze diverse ed è sempre connesso all’ambiente circostante.
Il critico britannico John Ruskin aveva definito l’architettura come l’arte “tipicamente politica” e
già il filosofo greco Aristotele insisteva sulla sua capacità di immaginare potenziali modelli per vivere insieme. Oggi, sotto la spinta delle urgenze del nostro tempo sappiamo che serve un nuovo “contratto spaziale”, dobbiamo cioè accordarci per ripensare lo spazio in cui viviamo.

Le cinque aree tematiche della mostra, come è tradizione, sono state allestite negli spazi
dell’Arsenale e al Padiglione Centrale dei Giardini. Hashim Sarkis ha parlato di “scale” perché mettono a fuoco i grandi temi del nostro tempo dalla scala più piccola, quella dell’individuo, a quella più ampia del pianeta arrivando addirittura alle vastità spaziali che lo circondano.

Nella prima sezione, “Among diverse beeings”, si indagano i rapporti in essere.
Ad esempio il gruppo Libertiny ha creato in collaborazione con 60.000 api un busto di Nefertiti.

Questo busto da 46.000 euro della regina Nefertiti chiamata "Eternità" è  stato creato dall'artista Tomáš Libertíny e da 60.000 api

Allo stesso modo The Living prosegue con la linea del design naturale realizzando un ambiente sia per
microbi che esseri umani, Studio Pearson and Charlesworth invece si distacca completamente immaginando un futuro ultra tecnologico dove saremo costretti a potenziarci fisicamente e
chimicamente per rimanere competitivi.

Nel futuro anteriore come nel prossimo servono spazi in cui possiamo generosamente vivere insieme: insieme come esseri umani che, nonostante il crescente individualismo, desiderano e necessitano connettersi tra loro e con altre specie attraverso lo spazio digitale e quello reale.
La seconda sezione della Biennale esplora le case che si devono adattare a nuove forme di convivenza.

Comunità e funzionalità sono le parole chiave che accompagnano anche Alison Brooks che con “Home ground” gioca invece con la spazialità dei piani. L’architetta inglese immagina un ipotetico complesso abitativo servendosi di un plastico esploso, gli edifici diventano sistemi semi pubblici interconnessi, mentre le fabbriche private fluttuano in semitrasparenza in una zona “inaccessibile” della città.

Nel climax ascendente il tema delle comunità emergenti ci costringe a ripensare al concetto stesso di città, non più come un sistema verticale che risponde a vecchi schemi classisti ma una serie di realtà sulle stesso piano, indipendenti ma interconnesse e ovviamente inclusive.
È la filosofia dietro il lavoro di Miralles Tagliabue EMBT, lo studio che ha progettato gli appartamenti di Centr’Halle a Parigi: le terrazze sono spazi condivisi, al pian terreno il mercato alimentare è concepito per l’integrazione sociale e sul tetto c’è l’orto condominiale.

17. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia 2021: 5  parole chiave e 5 opere da non perdere - di Maria Teresa Filetici -  presS/Tletter

Un discorso, quello abitativo, che non prescinde i materiali. Un secolo fa il calcestruzzo aveva rivoluzionato l’assetto della casa influenzando la disposizione ma anche la concezione della privacy all’interno dell’ambiente familiare.
I nuovi materiali e le nuove tecnologie spingono anche oggi gli architetti a reinventare le abitazioni, ad esempio sfruttando risorse sintetiche come le fibre di vetro e carbonio.

La simbiosi tra uomo e natura è importante ma spesso è l’equilibrio tra gli esseri umani ad
essere precario
. Proprio di fronte al Padiglione Italia dove finisce l’Arsenale, si stagliava l’opera realizzata con pali di legno grezzo dall’architetto cileno Alejandro Aravena, già curatore dell’edizione del 2016. Un’assemblea per ripristinare il dialogo tra Cileni e Mapuche ma anche per ricordarci l’importanza dello stare insieme.
Aravena ha inserito la domanda posta da Sarkis in un contesto più specifico, la faida che divide la sua terra da secoli, ma gli architetti sono chiamati a ragionare anche su territori in pericolo per motivi diversi.

City to Dust - Studio L A


L’attenzione per la comunità riguarda le persone ma anche gli spazi. La fragile bellezza di Venezia ha ispirato “City to dust”, un’installazione in continua evoluzione sull’impatto negativo del turismo. Sul pavimento in graniglia è raffigurata la mappa cittadina che i visitatori hanno dovuto calpestare per entrare nello spazio successivo causando continue rotture ad ogni passaggio.

Come si può vivere insieme se si è divisi da un confine? È la risposta che cerca di dare la sezione “Oltre i confini”. Non solo quelli nazionali ma anche quelli tra campagna e città, e all’interno di essa.
Ad esempio, lo studio Paola Viganò, cerca di definire la distanza tra la metropoli di oggi e quella futura per cercare di favorire l’integrazione.
Un margine sottile è quello che separa acqua e terra come dimostra Pinar Yoldas immagina un oceano privo di vita nel 2048.

Biennale Architettura 2021 | Pinar Yoldas

Qualcuno potrebbe pensare che l’architettura abbia giocato un ruolo minore in molti dei
contributi della Biennale. In realtà il mondo intero è il nostro spazio vitale e deve essere
preservato.

L’attenzione è rivolta quindi anche al nostro patrimonio naturale in via di estinzione.
Come l’Antartide: un territorio conteso, ricco di risorse naturali ma anche archivio planetario della nostra storia, come sottolinea il lavoro di Giulia Foscari e Unless.

Per quanto insondabili siano questi luoghi, il ruolo dell’architetto è quello di renderci consapevoli
della loro fragilità. Così come l’architettura li ha danneggiati, ora deve proteggerli legando i grandi valori ambientali con quelli interpersonali. Questo è stato l’obiettivo di molti padiglioni, come quello della Danimarca e degli Emirati Arabi che ha anche vinto il Leone d’oro.

Come vivremo domani allora?
Ancora non lo sappiamo ma quel che è certo è dopo questa Biennale gli architetti di tutto il mondo proveranno a rispondere alla domanda di Sarkis ogni giorno.

Standard
Senza categoria

7 serie tv da vedere

7 serie tv da vedere quest’estate perché i fan, quelli veri, le guardano sempre. Non solo d’inverno o in lockdown.
Anche se vorrai uscire fuori a goderti la vita vera, sappiamo che la socialità a volte può essere estenuante, specialmente quando non hai fatto molto in, tipo, un anno intero.
Siamo tutti d’accordo che, da soli o in compagnia, certe sere che fa troppo caldo, il modo più semplice per rilassarsi e divertirsi, è accendere l’aria condizionata e guardare una nuova serie TV.

Qui trovi la mia selezione per Vita su Marte.

Un piccolo spoiler vale la pena il clic fosse solo anche per lui… quanto sono “Oh my God” le interpretazioni al piano di Tom Ellis, come questa di Wicked Game?

Hotland: dove anche l'occhio ottiene la sua parte – Lucifer Morningstar
Lucifer

Photo by Amy Shamblen on Unsplash

Standard
Luce letteraria

Prêt-à-Lire, i libri di moda

A tutti gli stilosi: un commento sul vostro vestiario troppo curato in ufficio/bar/scegli tu vi ha fatto venire voglia di dar quattro schiaffi (morali si intente eh) ai vostri interlocutori?

Vi piacerebbe tirare un pippone stile Miranda Priestly o semplicemente saperne di più?

Se invece non avete un motivo leggete comunque l’articolo e lo troverete.

Ecco qui qualche lettura che potrebbe aiutarvi nella suddetta impresa e che ho selezionato per Vita su Marte!

*** I libri vanno letti e non lanciati, la direzione declina ogni responsabilità ***

Standard
Cinema, portfolio

Cinema, amore e fantasia

Ci sono film che potremmo guardare all’infinito, ognuno ha i propri rifugi su pellicola.

Personalmente ho fatto sempre fatica a individuare un preferito di ogni cosa, IL FILM, L’AUTORE, IL LIBRO etc…

Se c’è una cassetta* che ho consumato… be’ è quella di CASABLANCA.

So le battute a memoria ma arrivo alla scena dell’aeroporto con un’insana sensazione, come se non conoscessi il finale, come se potesse cambiare alla millesima visione, finisco con la solita considerazione (attenzione spoiler) si saranno ritrovati a Parigi alla fine della guerra.

7 POSTI a MILANO per dirsi ADDIO - Milano Città Stato

Si saranno ritrovati oppure no?

Perché c’era la guerra e perché forse come diceva Mariangela Melato: “i grandi amori finiscono sempre, perché altrimenti non sono grandi amori. Diventano altro, condivisione di una vita, mutuo soccorso”.

Potevo, quindi, non includerlo in un articolo sui film d’amore?

L’amore è probabilmente il soggetto più popolare di tutte le storie.
Tenero e sincero, oppure consumante e folle, reciproco o non corrisposto.

È uno dei temi cardine delle pellicole da sempre. Del resto, le relazioni romantiche facilitano l’immedesimazione del pubblico, grazie anche ad altre sottotrame.

Come scriveva Virgilio:

 L’amore vince tutto, e noi cediamo all’amore.

Ecco allora 8 film – nuovi e vecchi – che rappresentano ognuno un modo diverso di amare e di raccontare l’amore.

Continua a leggere il mio articolo su Virgola – Il Magazine de Il Melograno

*cassetta, VHS per gli anglofoni su territorio italiano, per la Gen Z e oltre il progenitore del dvd che lo è poi dello stream etc

In copertina: foto di Jackie Matthews 

Standard
Photo by Daria Shevtsova
Luce letteraria, portfolio

12 libri per tempi incerti

La parola crisi deriva dal greco krisis che significa scelta. Saper distinguere, non a caso, è importante nei momenti di smarrimento personali o globali.  

Per affrontare incertezze e cambiamenti radicali, i libri sono degli ottimi alleati. Nei primi mesi della pandemia in molti hanno vissuto un blocco della creatività oppure non riuscivano più a leggere e a coltivare i soliti interessi.

Mi capita spesso di rimandare una lettura e di dare priorità a un libro perché il tema penso si confaccia di più al periodo o al mio umore. Magari ho più bisogno di spensieratezza, oppure per lavoro sto già leggendo molto di un certo tema e sento il bisogno di variare e quindi opto per un altro genere.


In base ai dubbi e ai desideri, alle mancanze e alle paure, orientiamo le nostre letture.

Ognuno ha le sue urgenze emotive a cui badare, anche e soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, fatto di slanci e false ripartenza ma ancora molto nebuloso.

Per questo ho selezionato per Artribune 12 libri per tempi incerti, tutti diversissimi, per sbloccare e rivitalizzare i sensi.

Standard
Foto di anncapictures da Pixabay
Cinema, Luce d'arte, portfolio

5 film sul mondo dell’arte da (ri)vedere

Sono come una macchina che genera empatia”.

Così Roger Ebert definì i film, aggiungendo: “Noi siamo chi siamo. Dove siamo nati, come siamo nati, come siamo cresciuti. Siamo un po’ bloccati dentro quella persona, e lo scopo della civiltà e della crescita è essere in grado di raggiungere ed entrare in empatia con le altre persone”.

Il cinema ci offre un’immersione completa in un’altra realtà, portandoci in un’esperienza quasi fuori dal corpo e nella vita di qualcun altro, che è forse quanto di meglio si può desiderare in un periodo insolito come quello attuale. Mentre i musei piano piano riaprono in tutta Italia ma i cinema non hanno ancora una data di ripartenza, ecco cinque film incentrati sul mondo dell’arte: non i classici biopic o documentari ma pellicole recenti che trattano l’argomento in maniera più o meno tangente.

Continua a leggere su Artribune

Standard
Il peso specifico delle parole

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. Carver sintetizza la questione delle questioni. Quand’ecco che potrebbe fargli eco Auden:

La verità, vi prego, sull’amore.

Il nervo scoperto è proprio quello lì.

Quell’immateriale sensazione di cui tutti parlano, ispirazione da sempre di artisti come di comuni mortali.

Secoli di parole e immagini, teorie e negativi e ancora l’amore è un fenomeno a tratti incomprensibile. La matrice della sua impenetrabilità risiede nell’inevitabile casualità con cui si manifesta. Eppure c’è una fenomenologia sostanziale da cui non si prescinde. Che lo si voglia descrivere, dipingere o fotografare.

Qualsiasi piega prenda una storia d’amore la sintomatologia è simile. Almeno all’inizio.

Perché l’amore o è molesto o non è.

Elena Ferrante

Foto di Gabby K da Pixels

Assomiglia a un’attesa di qualcosa che non si sa spiegare, a una felicità improvvisa, a un baluginare continuo, a uno sfrigolio allo stomaco.

Quell’immaginario atemporale si piega ai versi, alle descrizioni più elucubrate e si compie nei volti di dipinti, statue e fotografie.

Poeti, pittori, fotografi di ogni secolo hanno provato a dare un volto all’amore.

Ancora di più oggi, è d’uso comune condividere foto d’amore. Complice la virtualizzazione del reale e la mania social. Se prima a immortale sguardi languidi e pose di coppie c’erano solo i fotografi dei matrimoni o qualche scatto rubato a feste ed occasioni speciali. Ora come ora diventa quasi un’azione quotidiana.

Abbiamo bisogno di rubare tempo al tempo, amore all’amore, di partecipare a un’estetica dei sentimenti?

In parte così si spiegherebbe l’intimità dei corpi, dei baci e degli abbracci che stanno costellando i social.

Abbiamo due possibilità per valutare questa tendenza, narcisismo nell’era social o un bisogno di agganciarsi all’amore e non-importa-come. Le possibilità non necessariamente si escludono.

Sono tempi complicati, il precariato esistenziale ci costringe ad adattarci in continuazione, ad avere un modello di vita sempre provvisorio e in perenne modificazione e riguarda ogni aspetto della nostra vita. In questo scenario altamente corruttibile sentiamo il bisogno di appellarci a qualcosa che possa essere il collante delle nostre crepe. Quel collante sembrerebbe essere proprio l’amore.

Perché sono le boccate d’aria rubate ogni tanto che ci permettono di andare in apnea nei momenti più difficili.

***precedentemente pubblicato su I like it magazine***

Standard
Luce letteraria

L’arte di dire basta, piccolo compendio d’ispirazione

“Credo che la cosa più desiderabile al mondo sia la libertà di essere fedeli a se stessi, vale a dire l’Integrità”.

È il 23 novembre 1947 e una quattordicenne Susan Sontag scrive queste parole nel suo diario.

Dovrebbe essere sufficiente questo per dire basta. Ma basta a cosa?

A tutto ciò che ci rende infelici e insoddisfatti, a tutto quello che ci limita e sminuisce. A un vizio, a un cliché, a uno stato d’animo, a una persona.

Scegliamo noi i nostri vincoli, segniamo noi la nostra linea di sopportazione e se c’è qualcosa che vogliamo cambiare è giusto trovare il coraggio per farlo.

E se pensiamo che non è il momento giusto perché abbiamo Saturno contro, il mutuo, una certa età, dovremo solo pensare che il momento giusto non esiste, esiste solo quello in cui è necessario farlo.

Non è affatto semplice e a volte serve un aiuto, una spinta o un segno.

La letteratura è ricca di casi di scrittori che hanno smesso – o almeno ci hanno provato – e di personaggi che hanno compiuto piccole rivoluzioni per riallinearsi con se stessi.

C’è un’architettura di possibilità da creare ogni giorno ma qualche lettura può essere d’ispirazione!

L’AMICA GENIALE, ELENA FERRANTE

Lenù e Lila fin da bambine lottano per emanciparsi in un ambiente difficile, opprimente, patriarcale. È una storia di amicizia, formazione, riscatto, che insegna come solo con la determinazione, la preparazione e la consapevolezza, si possa trovare la propria strada.

Consigliato per: chi sente schiacciato dalle convenzioni e dagli stereotipi

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO, GAIL HONEYMAN

Eleanor è una donna dal passato difficile che l’ha resa spaventata e diffidente ma che vuole cominciare a vivere a pieno: “Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene”.

Consigliato per: chi vuole uscire dalla sua campana di vetro

LA MISURA DI TUTTO, ZELDA WAS A WRITER

Nina ha sempre pensato che rifiutare il cambiamento l’avrebbe messa al riparo dal dolore e dall’imprevisto poi accade qualcosa che la porta ad uscire dal suo guscio e a gettarsi nella meraviglia dell’inatteso.

Consigliato per: chi vuole uscire dalla sua comfort zone

LA CAMPANA DI VETRO, SYLVIA PLATH

Esther si sente “come un cavallo da corsa senza piste”. È giovane, brillante, ambiziosa ma l’America spietata, borghese e maschilista degli anni Cinquanta la soffoca come una vera e propria campana di vetro.

Consigliato per: chi si sente soffocato dalle convenzioni sociali

LADY CHATTERLEY, DAVID HERBERT LAWRENCE

Il romanzo scandalo che indaga la richiesta di emancipazione sessuale (ma non solo) da parte di una donna colta e romantica che sceglie di vivere in maniera anticonformista.

Consigliato per: vuole riscoprire la potenza dell’eros

ANNA KARENINA, LEV TOLSTOJ

L’eroina russa rigetta le convenzioni per inseguire la sua libertà e perfino il tragico epilogo può essere letto come l’estremo tentativo di liberarsi dall’opprimente società. Una delle figure più affascinante del panorama letterario tratteggia i limiti dell’infelicità.

Consigliato per: vuole vivere una passione corroborante

I MISERABILI, VICTOR HUGO

Jean Valjean, è un ex forzato che è riuscito a rifarsi una vita. Il riscatto sociale ha però un prezzo morale troppo alto, preferisce tornare ad essere un perseguitato dalla legge che lasciare che un innocente paghi per le sue colpe.  

Consigliato per: chi ha bisogno di riappacificarsi con se stesso

UNA STANZA TUTTA PER SÉ, VIRGINIA WOOLF

Il saggio svela il rapporto tra letteratura e le donne, indagandone sottilmente i bisogni, perché “la libertà intellettuale dipende dalle cose materiali. La poesia dipende dalla libertà intellettuale”.

Consigliato per: chi ha bisogno di uno spazio tutto per sé

IL BARONE RAMPANTE, ITALO CALVINO

Cosimo Piovasco barone di Rondò a un certo punto decide di trasferirsi sugli alberi e di non mettere mai più piede sulla terra. La storia di Cosimo è stata letta come un’allegoria della condizione dell’intellettuale ma resta comunque una perfetta metafora dell’esistenza.

Consigliato per: grandi e piccini che vogliono cambiare prospettiva

***precedentemente pubblicato su I like it magazine***

Standard
ilari alpi
Attualità

“Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte”

Il 20 marzo 1994 a Mogadiscio Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vengono freddati a colpi di kalashnikov. Sono da poco tornati al loro albergo, il Sahafi, hanno attraversato la green line, la linea verde che dal 1991 divide
in due la città. Una parte è controllata da Ali Mahdi, l’altra dal generale Aidid. Raggiungono l’hotel Amana e
ci rimangono solo pochi minuti. Appena ripartiti, alle ore 15:00, una macchina con a bordo un commando
composto da uomini somali blocca il loro fuoristrada. Pochi secondi e scoppia l’inferno. Sopravvivranno solo
l’autista e l’uomo di scorta a bordo del fuoristrada Toyota. Miran viene trovato morto ma Ilaria è ancora in
vita. L’imprenditore italiano Giancarlo Marocchino e alcuni suoi uomini li portano al porto vecchio di
Mogadiscio dove un medico militare tenterà di prestarle le prime cure, ma invano. È il punto di non ritorno,
la verità non dovrà mai uscire fuori. Almeno fino ad oggi.

Ilaria Alpi - Wikipedia


“Il lavoro di Ilaria e Miran in Somalia è stato come lanciare una pietra in un formicaio. È stata una minaccia
concreta alla stabilità di un sistema in cui girava un mucchio di soldi: quelli degli sperperi miliardari della
cooperazione allo sviluppo, quelli dei traffici di rifiuti e delle armi, quelli dei contratti petroliferi promessi dai
signori della guerra ai loro burattinai per un dopoguerra che non è mai arrivato. Ma non solo la Somalia del
1994 non era la terra di nessuno. Era la terra di tutti. Di tutti i traffici internazionali che possiamo
immaginare. Un territorio senza legge senza stato in un’area strategica per tutto il continente, come il
Corno d’Africa: uno snodo centrale con il Medio Oriente e l’Oriente, legato dal Mar Rosso al Mediterraneo.
Un’area in cui si era impiantato un sistema di equilibri tra interessi diversi inconfessabili, che ha avuto – e ha
ancora- paura di essere esposto, decifrato, compreso”.


“Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte”, pubblicato da Round
Robin,
ripercorre la vicenda raccontando alcune delle verità fino ad ora taciute. Curato da Luigi Grimaildi
(Le Iene) e Luciano Scalettari (Famiglia Cristiana), insieme ai contributi di Marco Birolini, Francesco Cavalli,
Massimiliano Giannantoni, Mariangela Gritta Grainer, Alessandro Rocca, Roberto Scardova e Maurizio
Torrealta.


Alla fine delle indagini di una delle pagine più sanguinose del giornalismo internazionale resta un quesito
fondamentale che raccoglie tutti gli altri: chi sono i colpevoli e perché non sono stati mai cercati?

*Precedentemente pubblicato su Artslife*

Standard